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“Qui le persone disabili e non, ballano e si divertono insieme”

C’è spazio per tutti a Wonderland, la discoteca educativa che abbatte tutte le barriere, sia mentali che architettoniche. Gli adolescenti con disabilità infatti sono accolti da animatori socio-educativi, Sara Panelli è una di questi. 

In cosa consiste il suo lavoro? 

“Mi occupo di assistere i ragazzi con disabilità durante la loro permanenza a Wonderland, ma insieme agli altri educatori stiamo attenti anche alle necessità degli altri ragazzi tenendo sotto controllo determinati comportamenti. Ogni settimana a Wonderland ci sono diversi ragazzi e ragazze con disabilità, parliamo con i loro genitori e ci occupiamo di farli sentire sicuri ad affidarci i propri figli che vengono seguiti con attenzione. E devo dire che stanno molto bene, passano veramente delle ore in piena serenità”. 

Cosa vi dicono i genitori? “Che finalmente i loro figli possono passare la domenica divertendosi in compagnia dei loro coetanei e in luogo sicuro e controllato. Sono inclusi al 100% in questo progetto e alcune famiglie che hanno saputo del progetto Wonderland e che incuriosite ci hanno contattato provengono addirittura da Firenze. Fanno un viaggio di più di un’ora per portare i loro figli da noi, questo vuol dire che c’è necessità e richiesta di luoghi di svago, ma educativi e inclusivi. Per quanto riguarda i ragazzi con disabilità che seguiamo abbiamo notato un radicale cambiamento a livello emotivo rispetto alla prima volta che sono venuti qui”. Ovvero? 

“Inizialmente alcuni avevano più timore a stare in mezzo agli altri, magari al centro della pista da ballo, e preferivano stare più in disparte. Invece, in un secondo momento, appena hanno rotto il ghiaccio e si sono abituati all’ambiente, sono stati accolti a braccia aperte in mezzo alla pista dai loro coetanei, è stato un momento molto significativo. Il progetto Wonderland perciò ha il grande pregio di portare all’attenzione dei giovani temi quali inclusione e accettazione che sono fondamentali, oggi più che mai, non solo a parole ma in modo concreto nei fatti”.

Mi può fare un esempio? 

“Domenica scorsa ha festeggiato il suo diciottesimo Marco, un ragazzo con disturbi dello spettro autistico. È stata una festa bellissima, la sua unica preoccupazione era che, avendo compiuto 18 anni, non sarebbe potuto più entrare, ma non è così per chi ha una disabilità. Il range di età si allarga, basta contattarci per consentirci di essere pronti al meglio”.